di Tanja Contino
Da qualche anno la questione idrica si pone prepotentemente all’attenzione del mondo e sempre più frequenti sono gli allarmi in proposito a livello globale, nazionale, e locale. L’acqua è la risorsa per eccellenza, indispensabile alla vita e a garantire il diritto ad una esistenza dignitosa.
Spiegare il perché di questa acuta attenzione non è quindi necessario; essa è strettamente correlata allo sviluppo umano; è talmente connessa ai bisogni dei singoli, delle comunità e dei territori che l’ipotesi di una diminuzione della sua disponibilità apre scenari di crisi intollerabili. Da tre decenni si è entrati in una nuova fase della storia dell’umanità, caratterizzata dalla presa di coscienza dei limiti fisici del nostro pianeta. Alle soglie del terzo millennio per la prima volta è emerso un vincolo al potenziamento della dotazione idrica degli individui su scala globale. Se nel XX secolo la dotazione idrica pro-capite per abitante del pianeta è raddoppiata, questo non sarà più possibile in futuro. La questione è ormai così strategica sul piano geopolitico, simbolico ed etico da condizionare i governi e da mobilitare imponenti interessi economici e finanziari.
L’acqua, come l’aria, è una risorsa anomala: è rinnovabile e, quindi, non si esaurisce, ma esiste in quantità date, non incrementabili. Il rinnovamento delle fonti idriche avviene attraverso un processo definito il “ciclo dell’acqua”. A fronte della continua crescita delle attività produttive e dell’espansione demografica, il ciclo dell’acqua tende ad essere alterato, non tanto sul piano quantitativo quanto su quello qualitativo per l’immissione di sostanze inquinanti, che compromettono la quantità finale di acqua disponibile. Come è ovvio la disponibilità si riduce se aumenta la domanda, se l’attività dell’uomo deteriora grandi quantità di acqua e se aumentano gli sprechi. Gli sprechi vanno imputati all’assenza di adeguata attenzione da parte delle amministrazioni pubbliche e di sensibilità da parte dai consumatori. 1/3 dell’acqua prelevata dai bacini ogni anno non arriva agli utenti, ma va dispersa a causa delle perdite in rete e/o del cattivo stato di manutenzione degli impianti.
Per alcuni i numeri non consentono comunque di parlare realisticamente di grave problema di disponibilità e di emergenza idrica. L’acqua sarebbe, infatti, sufficiente a coprire i bisogni dell’intera umanità se fosse distribuita in modo più omogeneo tra paesi e aree geografiche. Il problema principale, quindi, risiederebbe essenzialmente in una corretta gestione. A causa delle differenti condizioni climatiche l’acqua è una delle risorse distribuite nel mondo con maggiore disuguaglianza: abbondanza in alcuni luoghi e periodi, penuria in altri. Questa realtà fisica, geografica e climatica è aggravata da due trasformazioni che hanno caratterizzato il XX secolo: l’incremento demografico e lo sviluppo tecnologico.
A complicare il quadro vi è il fatto che le soluzioni a questo problema globale sono quasi sempre da sviluppare e realizzare a livello locale e tenendo presente che l’oggetto in questione non è un bene scontato o appartenente a delle minoranze, ma è un bene collettivo.
Vi è un forte squilibrio attuale fra consumi smodati da un lato e penuria idrica dall’altro, che vede l’esistenza di paesi in cui l’abbondanza legalizza lo spreco e altri per i quali questa risorsa è un lusso. Si deve oggi parlare di risorsa comune dilapidata, per principio libera e accessibile a ogni individuo per diritto naturale, ma di fatto inegualmente distribuita su scala globale.
La più indispensabile delle risorse naturali per la maggior parte degli esseri umani è razionata; solo i paesi industrializzati, e non sempre, sono ancora capaci di dare l’illusione ai propri cittadini della disponibilità illimitata di acqua.
Se per oltre un secolo e mezzo la crescita economica si è basata sulla convinzione della disponibilità illimitata della risorsa acqua, oggi la sua gestione è una delle principali sfide che l’umanità dovrà affrontare.
Tanja Contino
Per approfondimenti:
Comeau A., Benoit G., A Sustainable Future for the Mediterranean, Sophia Antipolis, Plan Bleu, 2005.
De Villiers M., Acqua: Storia e destino di una risorsa in pericolo, Milano, Sperling & Kupfer, 2003.
Federici, G., “Misure e Risorse”, Rivista Geografica Italiana, annata CXII-Fasc. 3-4, settembre-dicembre 2005, pp. 597-605.
Ferragina, E., (a cura di), L’ acqua nei paesi mediterranei: Problemi di gestione di una risorsa scarsa; Atti del Convegno Internazionale (Napoli, Istituto Motori del CNR, 4-5 dicembre 1997), Il Mulino, Bologna, 1998.
Lacoste Y., L’acqua e il pianeta. La lotta per la vita, Milano, Rizzoli-Larousse, 2003.
Lasserre, F., Acqua : Spartizione di una risorsa; traduzione di Stefano Valenti. Ponte alle Grazie, Milano, 2004.
Leone, U., “L’acqua: un’emergenza?”, Parole Chiave, 27, 2002, pp. 21-29.
Sironneau, J., L’acqua : Nuovo obiettivo strategico mondiale, Asterios, Trieste, 1997.
Per approfondimenti:
Comeau A., Benoit G., A Sustainable Future for the Mediterranean, Sophia Antipolis, Plan Bleu, 2005.
De Villiers M., Acqua: Storia e destino di una risorsa in pericolo, Milano, Sperling & Kupfer, 2003.
Federici, G., “Misure e Risorse”, Rivista Geografica Italiana, annata CXII-Fasc. 3-4, settembre-dicembre 2005, pp. 597-605.
Ferragina, E., (a cura di), L’ acqua nei paesi mediterranei: Problemi di gestione di una risorsa scarsa; Atti del Convegno Internazionale (Napoli, Istituto Motori del CNR, 4-5 dicembre 1997), Il Mulino, Bologna, 1998.
Lacoste Y., L’acqua e il pianeta. La lotta per la vita, Milano, Rizzoli-Larousse, 2003.
Lasserre, F., Acqua : Spartizione di una risorsa; traduzione di Stefano Valenti. Ponte alle Grazie, Milano, 2004.
Leone, U., “L’acqua: un’emergenza?”, Parole Chiave, 27, 2002, pp. 21-29.
Sironneau, J., L’acqua : Nuovo obiettivo strategico mondiale, Asterios, Trieste, 1997.
Foto:girl before a mirror pablo picasso

l’emergenza idrica è una di quelle problematiche ambientali, a cui si cerca di non dare il peso giusto. anche se ultimamente molte fazioni politiche estreme penso a rifondazione e buona parte della sinistra più radicale, e anche, cosa strana, una parte dell’estrema destra tipo forza nuova, hanno affrontato il problema, ed hanno organizzato attività a favore del risparmio dell’acqua ed anche convegni con docenti interessati al grave argomento. Il problema resta, perchè è difficile sensibilizzare il singolo cittadino,se non capisce che prima o poi lo sperpero lo fotte, è vero dovrebbero cominciare le istituzioni, gli amministratori, in modo serio e radicale, ma aimè, loro, ci rispecchiano diceva qualcuno. per come siamo combinati non servono più le parole servono fatti. ti lascio un link di un video dei rezophonic un gruppo formato tda vari componenti di gruppi pop e alternativi italiani tra cui caparezza, le vibrazione e anche quel gay dei negroamaro:.), e molti altri nel quale affrontano la questione. http://www.youtube.com/watch?v=oWYLwAyTB2s
ciao tania
ciao franci…si, l’opinione pubblica dovrebbe essere sensibile o essere sensibilizzata a questo problema come ad altri, ma ha la comoda abitudine, soprattutto in Italia, di interessarsi delle cose solo quando ci sono emergenze o quando è tardi. Credo sia dovuto alla tendenza a rimandare “che poi tanto qualcuno ci penserà”…alle volte però non ci pensa nessuno. In effetti la speranza è che qualcuno ci guidi dall’esterno (Unione Europea, politiche globali) perchè altrimenti non ci saranno molti progressi.
La tendenza nel mondo è verso la privatizzazione secondo una logica che può essere giusta. Il valore economico dell’acqua è sempre stato sottostimato o comunque falsato per motivi culturali e politici: é dono di Dio, bene collettivo e l’appropriazione e attribuzione di un prezzo è sempre stata condannata. Questo ha portato a sprechi e allocazione lontana da qualsiasi principio di economicità. Il problema è però che applicare la logica di mercato all’acqua è un rischio enorme quando si consegna la gestione del settore ai privati nel contesto di stati deboli che non hanno la capacità, i mezzi o la volontà per effettuare controlli adeguati sull’andamento dei servizi. In parole povere il rischio è che chi è povero rimanga fregato.
Per quanto riguarda noi individualmente non è difficile chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti o evitare di stare un ora sotto la doccia…sono accortezze che divenatno abitudini e non pesano nemmeno più.
Modestamente io lo faccio e onestamente non mi costa niente.
un bacio tanja
ah ovviamnete grazie per il link…:)
Ciao Tanja,
sono dacordo conte. C’è una cattiva informazione, se non prorpio nulla, sull’importanza dell’acqua a mio parere. L’acqua è indispnsabile più dell’oro ma non gli viene data astessa importanza e come l’oro c’èchi se ne impossessa più degli altri e ci sguazza dentro senza pensare a chi ne ha bisogno almeno per sopravvivere…
Baci…
Cara Tanja,
i tuoi post centrano sempre il bersaglio.
Fai bene a ricordare che l’acqua non è un bene “a perdere”, ma va usato con intelligenza, e non solo perchè è il bene primario per eccellenza.
Vedi, c’è una cosa molto curiosa. Viviamo in un territorio, quello dell’Alta Irpinia e dintorni, a grande ricchezza di sorgenti d’acqua. Non ho adesso i dati con me, ma credo che sia uno dei punti di più alta “produzione” d’acqua d’Italia.
Tuttavia ne parliamo come se stessimo in un territorio qualsiasi: è un indice preoccupante di alienazione dal nostro habitat.
Sia chiaro, non è una cosa nuova.
L’alienazione dal nostro territorio è cosa purtroppo antica. Ma occorre invertire la tendenza: riappropriarci delle nostre montagne e guardarle in faccia da tutti i punti di vista, compresa la “produzione” maggiore che abbiamo.
Tanti anni fa mi colpivano alcune foto di Caposele all’inizio del Novecento: si vedevano delle donne che camminavano tra i massi in mezzo all’acqua.
Già, perchè Caposele, da dove nasce una delle più grandi sorgenti, era un paese del tutto amalgamato con l’acqua.
Cosa è accaduto nel frattempo?
E’ accaduto quello che è avvenuto per altre cose: l’alienazione dal proprio territorio.
Una scelta scellerata e interessata delle miserabili classi dirigenti locali e nazionali ha allontanato le persone dal loro territorio: non mi riferisco soltanto all’allontanamento fisico (l’emigrazione), ma a quello culturale e mentale.
Un’informazione da pazzi (anche questa interessata) ha umiliato i nostri territori che sono diventati luoghi da cui fuggire.
E’ così che molti giovani e molti abitanti di Caposele (il discorso vale però in generale) hanno ignorato che il terreno su cui passeggiavano era attraversato sotto da fiumane d’acqua non solo giustamente incanalata e coperta per una “modernità” del paese (ma quanto malata è stata questa modernità!) ma “nascosta”.
E’ stata un’amara scoperta per me, cronista di un giornale, l’ignoranza di molti giovani di quel paese in anni non troppo lontani (spero che sia diverso adesso). Praticamente raccontavo ciò che mi era stato detto da amici e che avevo visitato: sotto questa piazza scorre un fiume di acqua, dicevo. Ah, si? Non lo sapevamo, era la candida risposta.
Si è vissuti così per tanti anni, cara Tanja.
Naturalmente una diversa modernità era assolutamente necessaria, ma quella che ti riconcilia con le tue ricchezze e te le fa amare non solo perchè ti danno da vivere, ma anche perchè ti danno un’identità.
Un abbraccio
Michele Fumagallo
A proposito di informazione, è bene mettere in luce anche alcuni aspetti positivi come, ad esempio, il recupero dell’acqua e la lotta alla dispersione idrica. A proposito di fatti e non di qualunquismi.
http://www.irpinianews.it/Comuni/news/news/?news=40085&comune=66
il tuo articolo ha centrato il problema, la depauperazione delle falde acquifere e la loro desalinizzazione è sottovalutata dai vari governi e dalle classi dirigenti e questo è visibile soprattutto in Campania