“Le persone non fanno i viaggi,
sono i viaggi che fanno le persone”
John Steinbeck
di Luigi Capone
Vorrei sprofondare su un letto o su una strada. L’estate non la sopporto. Diventa tutto come in discoteca. Sei costretto a divertirti. Sei costretto ad essere allegro. Anche mentre hai la morte nel cuore. Il tempo è poco. L’imperativo è correre al mare a sciacquarsi le palle. Rimanere bloccati per ore in coda sulla Salerno- Reggio Calabria o morire come mosche sulle autostrade. Correre in Spagna. Correre alle feste e alle sagre, sempre più squallide e insignificanti. Comprare e correre, andare a farsi una lampada. Spendere soldi in vestiti. Farsi vedere dai turisti che vengono una settimana all’anno, figli di emigrati a Roma e in Svizzera, o paesani trapiantati a Napoli.
L’estate a Nusco. Ogni estate riscopro quanto odio questo paese di merda.
I vecchi ballano il latino americano di fronte a due casse e a un dj improvvisato pagato dal comune. Sembra che in estate aprano gli ospizi e il paese diventi proprietà degli anziani. Accorrono 90enni anche dalle città per rinfrescarsi le natiche. I pochi giovani, spauriti, organizzano feste pacchiane da discoteca cercando di emulare lo stile metropolitano di Milano marittima, in questo clima rurale, e diventano a dir poco patetici agli occhi di chi per sbaglio o per caso viene da fuori e assiste a tutto questo. Credono di essere “metropolitani” ma in realtà arriveranno per ultimi come per tutto il resto. Qui infatti per molti la castità è ancora un valore. Se guardi una bella ragazza puoi trovarti a dover litigare con il fratello o col cugino. Si vestono come le oche in tv, ma il loro cervello è ancorato a una mentalità antica. Alcuni ragazzi, annoiati, vanno a farsi una canna dietro la villa e così raggiungono l’apice della serata. Sono dei coglioni e si credono moderni e migliori degli altri.
Ma le feste che vanno per la maggiore in irpinia sono le sagre della pizza e della birra, alla faccia della novità. Feste che mettono depressione, uno dei paradossi di questa terra.
Certe sere mi viene da svenire. Penso che non voglio finire così. Mi sento osservato, voglio sparire.
Odio l’estate. Non riesco a trovarvi pace. Io sono per l’inverno. Non amo il giorno, amo la notte.
Stasera c’è un gruppo folk in piazza che fa balli di gruppo. Tutti i pensionati, gli emigrati tornati in vacanza, si mettono in fila e ballano scuotendo le loro pance. L’età media è settant’anni. Il paese è pieno di macchine e non si riesce a parcheggiare da nessuna parte, alcuni dalle loro finestre osservano e non vedono l’ora che vadano tutti via e si torni nel mortorio dell’inverno per poi lamentarsi del fatto che non c’è nessuno. Il fatto è che qui, quando il paese si riempie, si riempie solo di gente di merda. Dal pomeriggio sono arrivati camion di napoletani e vecchie mercedes scassate con a bordo nordafricani per allestire la festa. Arriva la sera e si aprono i camion della pizza, le bancarelle delle salsicce alla brace, e le bancarelle dei marocchini, affiancate da motorini rumorosi a nafta per illuminare le lampadine poste sulla sommità, che vendono cassette e cd falsi di Gigi d’Alessio. I miei vecchi prima di perdersi in questo trambusto di pensionati, sono andati alla processione, e come tanti rettili seguono la Madonna dell’Assunta in alto sul trattore addobbato di carta colorata. Le vecchie in prima fila lamentano dei canti religiosi, la più cattolica di tutte col megafono le fa da guida, come nei cori allo stadio, solo che qui l’aria è funebre e assomiglia a una lunga nenia pietosa.
Odio la morale cattolica di questo cazzo di paese. A volte vorrei salire sul campanile con un megafono e lanciare una gigantesca bestemmia.
Per dieci giorni all’anno, il paese si riempie di queste pagliacciate e di questi spettacoli penosi, che mi fanno rimpiangere l’inverno e la solitudine e il freddo, e le lunghe serate al bar in tre o al massimo in quattro.
Io mi isolo più che posso, evito di stare con i parenti, che fanno grandi pranzi e grandi cene che durano ore ed ore tutti i giorni. Si mettono a tavola e non si alzano più, questo è il festeggiamento pagano dei cattolici. Io da laico, mi sento finanche più spirituale. Evito di salutare tutti. Salutare e farsi salutare dai parenti diventa un’ossessione, ma che ormai riesco ad evitare benissimo.
Ogni sera prendo la macchina e vado via da qualche altra parte, non voglio vedere queste scene che hanno rovinato fin troppo la mia adolescenza.
Depressione. Un giorno scriverò una guida turistica : “Guida ai luoghi della depressione”.
Vorrei perdermi in un letto, o su una strada che non esiste. L’importante è stare lontano dagli esseri umani. Mai come ora non si può stare in pace. Voglio l’inverno, i tuoni, i lampi, i fulmini!
Ogni estate ti separa da qualcuno, ogni estate ti fa perdere e ti fa poi raccogliere i pezzi di quello che hai perso.
La mia vacanza è stare in un luogo dove non mi conoscono, frequentare un bar senza rompi coglioni, svegliarmi alle due, dormendo in una stanzetta abbastanza grande per dormire e per avere un cartone di birra fredda.
Invece sto qui.
Quando mi capita di uscire per strada in questo posto, si cala un velo davanti agli occhi, la testa mi diventa pesante. Vedo i soliti vecchi, le solite facce, le solite stronzate sulle loro bocche, che portano sonno. Un sonno pesante, che tende alla depressione. E’ proprio il paese a dormire un sonno profondo. Su di esso, cala normalmente una cappa di noia, fiacchezza, fatica, lentezza.
La vita che si fa qui è una vita da bar. I giovani, i vecchi, buttati davanti a un bar si lamentano. Dicono che c’è poca gente, dicono che prima si stava meglio e ci si divertiva, dicono che domani mattina devono andare a lavorare, dicono che non hanno soldi. Questi ultimi tuttavia, che si lamentano, è molto facile vederli in giro a bordo di una mercedes o di una spider da 30 000 euro. Per sentirsi V.I.P. in mezzo ai pezzenti. Per analogia, chi parla di cultura o dice di essere un artista, lo fa per sentirsi V.I.P. in mezzo agli ignoranti.
Si riuniscono giocando sui tavoli di plastica del paese per giocare a carte, e tra una giocata e l’altra urlano bestemmie contro i santi, la madonna e il padre eterno. Bestemmiano per le regole del gioco e per maledire la propria vita e il proprio paese.
Le sere d’estate del paese si riempiono anche di un altro tipo di palloni gonfiati. Mi riferisco alla così detta elites nuscana ( così detta per auto proclamazione ). I fantomatici-patetici-sgradevoli nobili del paese nonché filosofi e menti illuminate, esseri superiori, e continuatori naturali dell’illuminata(?) politica di Ciriaco De Mita, presidente del consiglio nel 1988, ex segretario della gloriosa(?) D.C.
Queste più che patetiche casate nobiliari, si intrecciano tra di loro coi matrimoni, si dividono posti di lavoro e cariche amministrative, cercando di feudalizzare il territorio e i suoi abitanti. Camminano per le vie del paese così come Gesù Cristo camminava sulle acque. Portano rancore e reale disprezzo verso tutti. Sono nobilmente distaccati, e hanno sempre ragione. Li ammazzerei tutti.
E’ così tutti insieme camminano accidiosi e sentenziosi per le vie diafane del paese.
Il paese – barzelletta, che a volte quando dici di essere di lì’ ti guardi attorno e lo dici a bassa voce, per non farti sentire.
Ecco perché quando cammino per le vie del paese in estate, non posso fare altro che bere e vomitare, e poi farmi dire da loro che sono uno sbandato, un barbone destinato al manicomio. Comunque, vomitiamo e passiamo avanti, parafrasando Dante : “Non ti curar di loro ma guarda e passa”.
Nella canicola estiva ecco che d’improvviso compare una troupe del cinema, che vuole girare un film comico napoletano con l’attore Biagio Izzo. Parcheggiano i loro camion, si riversano negli alberghi. Portano sopra Nusco il costoso culo di Alena Seredova. Mentre girano le scene si staranno chiedendo in che razza di posto sono capitati e com’è strana la gente del luogo, nonché “come cazzo fanno a campare qua sopra?”.
Mi fermo a parlare con loro, mi guardano come un indigeno del luogo da studiare. I tecnici hanno accento romano, alcuni del cast sembrano filosofi napoletani con la puzza sotto al naso e con l’altarino di Massimo Troisi sopra al comodino. Già a pelle mi stanno sul cazzo, i napoletani. Mi chiedono se voglio fare la comparsa, gli dico – ok – , ma poi presto me ne vado e mando a cacare il film. Non perché ci siano altre cose più interessanti da vedere, ma per abitudine.
Le giornate non passano mai.
Sull’orlo del pomeriggio sono solito andare in un bar che si trova proprio sul bivio. Tra la valle del Calore e la valle dell’Ofanto. Da una parte i vigneti del Calore, dall’altra i campi di grano dell’Ofanto. Sospesi in mezzo prendendo un po’ da una parte e un po’ dall’altra, dove in realtà sei in mezzo e basta, sei dentro, ma sei fuori da un paese, osservi tutto da fuori. Lì s’incontrano calorani e ofantani e gente dell’ufita, e si scontrano in teatrali battibecchi. La mia pausa non dura più di un’ora, ma mi basta per vedere queste scene nel frammezzo di un via vai di Peroni, di gratta e vinci e di Amaro Lucano.
Con me è presente sempre la stessa combriccola. Tra un tavolo e l’altro, tra mazzi di carte e giornali ci trovi Michele, che legge il giornale ed è in tutto e per tutto un’eccezione lì in mezzo. Una specie di oracolo in mezzo all’afa pomeridiana, tra due strade che scendono verso due mari diversi, una verso il tirreno, una verso l’adriatico. Ci tratteniamo volentieri a parlare. E’ l’oracolo del bivio. Si parla del blog, dell’Irpinia, dell’Ofanto e si arriva in Lucania. Il suo sguardo è più rivolto all’Ofanto, ovvero ad est. Verso un orizzonte che dice essere più aperto, più ampio.
In effetti basta prendere la macchina e decidersi di buttarsi nella valle per perdersi, ed è un piacere bruciare carburante da solo in mezzo al grano e al vento. Non sei tu a seguire la strada ma è lei a seguirti.
Io mi ci butto, senza la speranza di trovare qualcuno. Libero dalla speranza. Vento e polvere sulla mia faccia.
La base di partenza resta il bivio. L’angolo dove si snodano percorsi ipotetici.
A furia di andare lì, il bivio è diventato a poco a poco una sorta di ufficio. Tutte le notizie delle due valli in un modo o nell’altro passano di lì, di modo che tutto si sa e nulla si racconta in giro.
Mentre beviamo un caffè e diamo un’occhiata al giornale, arrivano a frotte macchine, trattori e treruote e parcheggiare. Il faticoso trascorrere della vita, che passa velocemente tra una birra e l’altra.
Si sta lì in bilico, scegliendo la strada da percorrere. Est o ovest. L’importante per chi è nato qua è andarsene. Una scelta che ti può cambiare la vita. E’ già una fortuna che nel mezzo di questa scelta, nel bivio, ti servano anche un caffè.

Complimenti Luigi e,ovviamente,anche a voi di SONAR: è un piacere poter leggere dopo una pausa, i vostri articoli sempre interessanti e ricchi di spunti di riflessione.
Finalmente l’estate volge al termine!
Non se ne può più!Basta con queste pagliacciate!!
A proposito di queste ultime…Complimenti per essere riuscito a raccoglierle tutte!!:-)
Non è un’impresa da poco…
Le hai elencate una ad una: dalle feste della pizza che fanno la gioia degli ultra-settantenni, alle abbuffate con i parenti passando per le ridicole serate della “movida paesana” in cui si incontrano ragazze e ragazzi tutti in tiro….per cosa?? per farsi ammirare in tutto il loro “splendore” dopo un anno di fatica in palestra e di diete assurde dai nomi improbabili, mentre sorseggiano cocktail pacchiani atteggiandosi a V.I.P. in mezzo alla piazza di un paese di merda….…
E poi….non dimentichiamo tutti coloro che ti dicono con disprezzo ed orrore guardandoti come se avessi una malattia contagiosa: “mamma miaaaa!!! come sei biancaaa!!! se non vai al mare almeno fatti una lampada!!” e tu che diplomaticamente rispondi: “eh,ma ho la pelle delicata e poi le lampade e la sovra-esposizione ai raggi solari fanno male” che tradotto vuol dire: “fottiti!”….ho i brividi…anzi, i conati di vomito!
Deprimersi è il minimo che si possa fare,il massimo sarebbe poter cambiare questo stato di cose…ma a questo punto lo ritengo praticamente impossibile…
Non ci resta che sperare di sopravvivere a questi ultimi giorni d’estate…e aspettare l’inverno….
“la neve coprirà tutte le cose, forse un pò di pace tornerà” – “estate” di Bruno Martino
Mi complimento per la tua acuta visione del reale,per la tua straordinaria capacità di cogliere “il punto”… Nusco necessita di voci fuori dal coro, voci che “vomitino” lo schifo esistenziale che questo paese ha sempre cercato di celare! C’è bisogno di qualcuno che parli, che urli, “quando il tuo paese è amore proibito, quando ti serve la voce di falsi profeti per ridare la vita alla speranza perduta”… (Louis Aragon)
bene…bravo…alla fine l’ho letto…in pratica hai spiegato la mia vita estiva minuzziosamente, invece di gesu cristi io vedo tanti piccoli papi, ma lu cuntu e lu stessu.
siamo un po tutti rancorosi e accidiosi, è l’ambiente,è l’epoca che lo vuole.
qualcuno ci salvi……….nessuno risponde.
in realtà da cosa, dai gratta e vinci, dalla birra e dall’amaro lucano?….no meglio lasciare tutto com’è immobile fermo vecchio….lasciare tutto come in una cristalliera con ceramiche ammuffite inizio ’600….CRASH…ops! ho spaccato tutto:.)
ovvietà…
…e superata la galleria la vedi, dall’Ofantina, è bellissima; c’è tanto bianco, un po’ di rosso, di verde, di giallo… “mi pari nu bukè” (cit.) -pensa la signora che alla pensione e ai settanta ci è arrivata, (sai non è facile !)-, “mi ricorda i fiori sul letto sfatto di Olympia” -pensa lo studentello che ha la fortuna di vivere fuori-. Se poi vuoi andare oltre, vuoi capire là chi vive, non troverai niente di speciale. Per lo più gente semplice, tratti e lingua altoirpini, facce segnate dal lavoro, facce che non hanno mai lavorato; gente perbene, gente disonesta; ragazzi che si rompono le palle di passare l’estate a Nusco e quindi si spostano, ragazzi che si rompono le palle di passare l’estate a Nusco e quindi restano e scrivono ovvietà; chi dice “nun veru l’ora ca scoppa” e chi dice “speramu ca nun scoppa…sinò venunu qua”; addirittura ragazzi che si esaltano nel pensare che Biagio Izzo, illustre esponente della rinata cultura meridionale, abbia scelto proprio noi per girare il suo ultimo film, mentre altri, semplicemente, non gli hanno dato la minima importanza e quando sentono parlare del costoso culo di Alena Seredova stanno a chiedersi: “ma chi cazzo è Alena Seredova?” e soprattutto, “che culo c’ha?”.
Se poi è un problema la stronzetta di turno che pensa di prenderti per il culo con falsi apprezzamenti o l’analfabeta che a petto nudo cerca consensi al suo modo di essere negli sguardi altrui, o la gente arrogante, i buffoni, i prepotenti… beh sono pienamente d’accordo con te, ma queste sono specie diffuse, ovunque.
Il problema è proprio qua.
Le risposte più adeguate alla questione che poni sono interamente racchiuse nelle due splendide citazioni che hai abilmente riportato -“Non ti curar di loro, ma guarda e passa”, e soprattutto “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”-, quindi non vedo la necessità di essere tanto esplicito (per esempio: t.d.c.); e poi il rancore.
A Nusco ce n’è tanto, per le strade, per la piazza, nei Bar, ma anche nelle dita di scrive al computer; non serve a niente il rancore.
Ti ricordi quel pezzo,
…Un incrocio di destini in una strana storia
Di cui nei giorni nostri si è persa la memoria
Una storia d’altri tempi, di prima del motore
Quando si correva per rabbia o per amore
Ma fra RABBIA ed AMORE il distacco già cresce
E chi sarà il campione già si capisce…
P.S.
Sei stato tu a chiedermi di scrivere, avrei preferito parlarne a voce.
P.P.S.
Per Natale ti regalo un megafono. Poi ti spiego pure come lo devi usare.
http://www.youtube.com/watch?v=C3Kv9C_UFF4
Ringrazio per i commenti Alba Scura e Francesco, per il modo di vedere le cose simile al mio! Perchè è un modo di vedere la realtà diverso da molti altri.
A Tyler Darden che cavolo posso rispondere!?!? Che resti nel suo di rancore, dice che ho scritto ovvietà ma mi sembra che si senta molto toccato dall’argomento o addirittura offeso; ma la scrittura è libera, come il pensiero. Chi spera che qualcuno mi oscuri o censuri i miei post casca male…
non ho parole(anche perche le hai usato tutte tu!!!).
sommo luigi possa la tua arma scrivere chilometri di righe nel tentativo di “scetare” un pò questi signori del cazzo.
cmq rock&roll forever
Grande Adriano, fratello del Rock and Roll! E ovviamente grazie per il sostegno! Ci ritroveremo a parlare presto di questo ed altro sicuramente di fronte a una birra!
Un abbraccio
continua a coltivare questa tua grande voglia di una vita senza “feudatari” e cataste di (IG)nobili, perchè questi vicoli e i nostri paesini siano letteralmente ripuliti dall’ignoranza e ormai instancabili giocatori di carte ed immensi truffatori di una vita ormai agli sgoccioli e senza più neanche falsi sorrisi.
saremo noi i vincitori
WE rock
Grazie del commento Fabio, davvero molto prezioso! In quest’accolita di rancorosi c’è sempre qualcuno che crede che quello che scrivo lo scrivo per un doppio fine, quando invece è semplicemente la verità.
Noi che siamo amanti del rock siamo amanti della libertà ! E senza di essa saremmo morti!
Cito una frase di Layne Stanley degli Alice in chains, dalla canzone Nutshell : “If I can’t be myself I feel better dead”.
Luigi….
Bell’articolo. Hai descritto quello che, secondo me, passi nella mente di molti giovani Nuscani che hanno superato l’età dei teen-agers. Certo l’hai fatto con parole molto dirette ma vere.
Hai descritto il lato negativo del paese, se così posso definirlo ma, credo che quelllo positivo lo si trova in qualsiasi guida turistica e quest’articolo non è dedicato ad essa…
Ciao.
Grazie Manu
Hai detto una cosa giusta.
Non bisogna aver paura della merda che ci sta intorno e far finta che non esiste. Anche perchè in tutte le cose c’è un lato oscuro.
Come ci ricorda sempre anche Fumagallo, similmente a quella canzone di De Andrè, “dal letame nascono i fiori”. Perciò basta prestare attenzione ossessiva ai fiori, anche la merda ha il suo posto ed è tutt’altro che marginale!
Un abbraccio
Lu è bellissimo l’articolo e dal mio punto di vista la maggior parte delle cose sono vere essendo io una che a Nusco ci viene solo l’estate!!cmq non penso che si credano di essere “metropolitani” e io che vengo da fuori adoro le feste che ci sono..però non tutte per esempio quest’anno non sono state un granchè eravamo sepre fuori paese..e poi capisco il bisogno che molti ragazzi hanno di evadere da Nusco!!
ciao
Cara Sara, sei la testimonianza diretta di quello che è il mio articolo. Anche chi viene a Nusco solo un mese all’anno ha il bisogno di andarsene, figurati chi ci resta sempre! Secondo me è per questo che poi la gente sul nostro caro cucuzzolo altirpino impazzisce, si affloscia, cade in depressione e si droga.
Ne approfitto per dire perchè non ho parlato di Nusco e la droga. Perchè la droga a Nusco è un fenomeno comunque molto limitato rispetto alle città, e chi si droga qui è condannato alla LAPIDAZIONE PUBBLICA IN PIAZZA o AD ESSERE CROCIFISSO DAVANTI ALLA MISERICORDIA. E il discorso si riempirebbe di contorni aspri, perciò ne parlerò in un altro post AD HOC.
Un abbraccio ! A presto
Un grazie particolare a “lettrice affezionata” che legge tutti i miei post dall’inizio!!!
WE ROCK
heya ! nice website, but next time write something in English too, so I can understand
greetz Nath -x-
Hi nath, thank you. I’m working on it!! I will write something in english, so all the people can understand!
In this post I show the way I live in this small town, Nusco, and I show how strange it is. Maybe can be interesting for people who live in other countries!
See you
Luigi, ho letto con piacere “Estate al bivio” e mi piace moltissimo come scrivi. Sei forte, vero e originale! Devi scrivere un libro! Dai, dai…me lo consegnerai al bivio. Baci e ti raccomando di non abbandonare mai la scrittura…
Aggiungo…un brano per te!
http://www.youtube.com/watch?v=7Tf7LmHU8_0
…anche quest’altra versione è molto bella!
http://www.youtube.com/watch?v=ceRtDGcgH1g&NR=1
…e ancora un’altra, scegli tu! Anche particolare cantata da lui…
http://www.youtube.com/watch?v=ZC19UZcqQwY&feature=related
Grazie Gabri! Questo è sicuramente uno dei pezzi più belli della musica italiana. Mi piacciono tutte e tre le versioni. Ne esiste anche una bellissima di Luigi Tenco. Ne ho sempre apprezzato la poesia e la leggerezza con cui scorrono le note del brano nel descrivere perfettamente quello stato di angoscia e di rimpianto che viene in estate. “Odio l’estate…”.
Grazie di cuore
Per quanto riguarda il libro, prima o poi lo scriverò e te ne regalerò una copia!
..è vero che”….sono i viaggi che fanno le persone”ma perchè ciò sia possibile bisogna aver trovato in dividualmente un imput iniziale,la curiosità o la disperazione per farlo.Invece mi spaventa notare sempre più spesso e trovare conferma alla sensazione che la nostra sia una società dell’anestesia:che poi l’inebetimento sia raggiunto attraverso l’ emulazione di una frenesia estranea alla nostra cultura o all’apatia ricercata e sostenuta per ore davanti ad un bar,non credo abbia importanza.
Lo squallore di cui dai un ritratto chiaro e familiare ne è il frutto e allo stesso tempo il nutrimento:il brutto pervade,disabitua i nostri sensi alla critica.
Che queste siano sensazioni palesi per chi nonostante tutto continua a non voler accettare(o proprio non ce la fa)questo stato di cose,non vuol dire che debbano essere considerate ovvietà.Non credo che tu abbia scritto delle banalità,piuttosto delle evidenti verità.La realtà,e quindi anche un suo fedele scorcio,non può essere che banale perchè troppo prevedibile nella sua volgarità e apoeticità.
Il voler essere a tutti i costi originali e puntare a stupire chi legge spesso va a scapito dell’incisività.
BRAVO.
La nostra realtà è questa e la nostra epoca è questa, e per quanto schifo facciano, sono le nostre. E’ questo quello che voglio dire, scrivendo queste cose. Tutto qui. I più pensano di vivere in un telefilm americano, ma se provassero per un attimo a spegnere la televisione vederebbero esattamente quello che vedo io.
Grazie per il commento, come sempre preziosissimo.
Un abbraccio,
Luigi
Caro Luigi,
i tuoi racconti-invettiva mi piacciono.
Mi piace il “cinismo” che vi aleggia dentro, il braccio di ferro col mondo che vi serpeggia tra le righe.
Questo, poi, è davvero uno spaccato del tuo (e mio) paese. E, in fondo, di tutti gli altri paesi che ci circondano.
Ma sui racconti, come sai, si dovrebbe dire qualcosa di letterario e di “critico”, cioè di saccente. Non credo sia il caso, adesso.
Invece voglio aggiungere qualcosa al giochino dell’Ofanto e del Calore che ho usato anch’io tantissimi anni fa.
Nusco è uno spartiacque sulle valli dell’Ofanto e del Calore. Forse così si può spiegare la sua “schizofrenia”, ma anche la sua possibilità di porsi come raccordo tra le due valli.
Diciamo che la geografia (e anche la storia: sai che io sono, nel nuovo assetto politico e istituzionale che bisogna mettere in atto in un’epoca di trapasso come l’attuale, per un Nuovo Municipio che abbracci i vecchi comuni delle due valli), che come sai è politica e lotta politica, ha dato al nostro paese il compito di riunificare in una nuova istituzione ciò che si affaccia su queste due vallate.
Discorsi seri e appassionati che non hanno nulla da spartire con la miseria dei vecchi e dei nuovi amministratori che si ostinano a governare (cioè a sgovernare) Nusco.
Un altro aspetto di questo giochino (ma è cosa maledettamente seria, come hai capito) è la scelta che molti di noi facevano tra le due valli.
Io sono stato fin dalla notte dei tempi (e sono) a differenza di altri, “ofantano”, cioè con l’occhio spostato ad Oriente (diciamo meglio a Sud-Est: Basilicata innanzitutto, e Puglia).
Perché?
Ma perché pensavo tantissimi anni fa, e continuo a pensare ancora adesso (forse più di prima), che la Basilicata come nucleo d’acciaio per intessere un discorso comune e la Puglia per riequilibrare con la pianura campana, servisse a creare una autonomia territoriale senza cui è vana ogni ricerca di sviluppo nuovo e democrazia partecipata.
Ma perché l’ ”Oriente” (meglio: il Sud-Est) e non l’”Occidente”?
Semplice: l’ “Occidente” è Napoli (cioè la democrazia malata e il “degrado”), vecchia capitale del regno borbonico già liquidata, grazie a dio, tantissimi anni fa, ma che non perde il suo antico vizio e ogni tanto alza la cresta. Bisogna “distaccarsene” per costruire la propria “autonomia”.
Continueremo altre volte questo giochino antico che poi tanto gioco non è.
p.s. : grazie per avermi definito l’ “oracolo del bivio”. Per me è un complimento di troppo.
Un abbraccio
Michele Fumagallo
Grazie a te Michele per avermi detto ottimi spunti su cui riflettere. L’oracolo del bivio è una definizione affettuosa ma non tanto lontana dalla realtà. Infatti il nuovo municipio e il percorso da tracciare verso oriente, sono una chiara scelta fatta verso una direzione dell’incrocio.
Se dovessi scegliere direi che sono ofantano anch’io più o meno per gli stessi motivi. Napoli (ed Avellino, capoluogo a stento) rappresentano ormai la degenerazione, mentre la direzione opposta, cioè l’”oriente”, rappresenta uno sguardo dritto al futuro.
Il bivio, inteso in senso generale e non come un luogo preciso, è un punto con cui chi intraprende un viaggio prima o poi deve fare i conti. Nel nostro bivio, che poi è tutto il paese di Nusco ( lo spartiacque), probabilmente si vive realmente una condizione di schizofrenia, in bilico nell’irpinia che è già la terra di mezzo tra i due mari.
Anch’io dunque propendo per l’autonomia, in senso ancora più estremo. Autonomia da Napoli, città usurpatrice di ricchezza e cultura, e autonomia finanche dal proprio paese e dalla propria terra. Voglio dire con questo di invitare a tagliare quel cordone ombellicale che ci lega al paese, alla nostra terra, e di renderci autonomi in prima persona da essa. L’importanza di fare viaggi è troppo grande per rinunciare ad essa. Essa serve a farci capire chi siamo, cosa vogliamo, e forse dare un senso nuovo e mai sperato alla nostra vita.
Un abbraccio,
Luigi
…che aggiungere,ancora??
tutto quel che ho letto nei commenti è estremamente interessante, mi riempie di gioia e mi lascia sperare che un messaggio, un’opinione, per quanto piccoli ed insignificanti possano sembrare, sono in grado di smuovere le coscienze, suscitare reazioni in tante persone….
Tanti , senza nessun diritto, vorranno “imbavagliarti”, “censurarti” alla faccia delle libertà sacrosante stabilite dall’art. 21 della nostra Costituzione….
George Orwell disse una frase che suonava più o meno così: “La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire” ed è esattamente quello che fai tu!per cui continua e…scrivi, scrivi, scrivi!!
WE ROCK!!!
Precisazioni…
…mi accorgo solo ora di non essere stato chiaro.
Concordo con Luigi su molti punti, ma non certo su tutti. Se fossi stato in totale accordo con lui mi sarei limitato a leggere e non avrei scritto nulla. Non mi piacciono le celebrazioni -permettimi la battuta!- .
Detto questo -chi vuole capire, capisce e vaffanculo alla maggioranza (cit.)- Luigi parla di “realtà” e “verità” con una leggerezza che trovo inaccetabile.
Perchè?
Per censura? Per oscurantismo? Per conformismo? come crede qualcuno -e cazzo, persino Orwell e la Costituzione, cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo!?!-.
Non è così.
Semplicemente la penso diversamente, e non mi va proprio che persone che di Nusco sanno solo quello che si legge sui giornali -se leggono i giornali- e quello che dice Luigi -se ascoltano Luigi-, debbano poi pensare di conoscere la realtà in cui si è formata la maggior parte di noi.
Mi seguite ora?
Volevo dire che Luigi ha colto un aspetto della nostra città, non la “realtà” e di questo aspetto ha poi voluto far vedere quanto ha voluto vedere lui stesso: “In quest’accolita di rancorosi c’è sempre qualcuno che crede che quello che scrivo lo scrivo per un doppio fine, quando invece è semplicemente la verità”….
ma è questa la “verità”?
Chiunque conosce Nusco sa bene che c’è nel suo articolo una selezione evidente, che poi sia consapevole o meno, sinceramente non l’ho ancora capito, ma una selezione di sicuro c’è, ed era su quella che penso si sarebbe dovuto discutere.
Perchè?
Perchè è l’unico modo per far emergere quella contraddizione di fondo che anima la nostra comunità. Accanto a ciò che di sbagliato è sotto gli occhi di tutti, ma anche su questo mi sembra che ognuno c’ha la sua e non la penso come Luigi, a Nusco c’è dell’altro, basta cercare e osservare, aprendosi, senza preconcetti.
Sul termine ovvietà, effettivamente ho toppato!
Scelta infelice; ma anche in questo caso ho pensato alle reazioni che lo scritto di Luigi avrebbe suscitato, tipo alcune delle frasi lette nei commenti -e non oso immaginare le frasi non scritte…-.
Quando poi ho parlato di rancore\amore, forse l’ho buttata sul personale…ma rileggete l’articolo di Luigi (Luigi tu no! Stavolta fai finta di niente!!!) sono l’unico che ha pensato ad una differenza tra le frasi che sembrano scritte per amore, e quelle che sembrano scritte per rancore?
Si conosce solo ciò che si ama (cit.)
Caro Tyler, leggendo il tuo commento mi sono sentita chiamata direttamente in causa, e mi sono resa conto che in qualche modo ti sei sentito a tua volta tirato (inspiegabilmente!!!o forse no??!!) in ballo, dalle mie parole .
Il mio intervento voleva essere solo un modo per spronare Luigi a non arrendersi davanti agli ostacoli che può trovarsi davanti chi, come lui, affronta certi argomenti in modo spesso provocatorio ed irriverente. Come dicevo, lo scopo della pubblicazione di un post è quello di generare un dibattito su varie questioni e ben vengano i pareri favorevoli e non; anzi: ancor meglio se contrari, così da offrire spunti di riflessione sempre nuovi considerando l’oggetto della questione da ogni punto di vista.
Rispondo a Tyler Passaro…
Che dire…alimento il mio odio verso il paese, ciò vuol dire che ci vivo ed è così che lo alimento. Di certo non ne ho la visione che ne danno i giornali, secondo i quali addirittura, il nostro paese sarebbe lastricato interamente di ori e di marmi comprati con le tangenti dalla DC.
In secondo luogo, ogni odio, per essere reale, non può esistere da solo. Esiste un binomio odio/amore ( ma non stimolerò le tue corde catulliane a proposito…scherzo).
L’amore. L’amore per il paese è legato alla Nusco della mia infanzia, quando il paese mi sembrava addirittura troppo grande per conoscerlo tutto, e ci si divertiva a spasso per i boschi o per i vicoli. La mia epoca di felicità. Tanto più felice, tanto più stride con i ricordi più vicini e col presente. Un solco incolmabile venutosi a creare nella mia adolescenza. Un paese trasformatosi davanti ai miei occhi, da zona franca a covo di serpenti. Da Paese, con la P maiuscola, a semplice accozzaglia di case senza senso e senza più nessuna identità.
La verità. Ritengo che sia la verità sul paese,anche avendo saltato molti aspetti per non annoioare il lettore, perchè il mio punto di vista è diventato “esterno” ad esso. E’ imparziale, è netto e disinteressato. Non è dettato da logiche paesane ( o paesologiche, o campaniliste), nè il mio post era diretto in alcun modo ai nuscani stessi, tuttalpiù a lettori che vivessero il più lontano possibile.
Detto questo, nei miei prossimi post, non mi soffermerò più sul paese, essendosi le nostre strade separate da un pezzo, ma era doveroso delineare un tratto chiaro della mia origine, del posto in cui sono nato e cresciuto, e che come tutte le cose, ti lascia dei segni e delle cicatrici addosso.
Vedi Luì, io penso che dovunque andremo a finire, bisognerà fare di tutto per permettere ad altri bambini di vivere l’esperienza del bosco e del vicolo. Nusco è anche questo, e non è poco, e la prossima volta che qualcuno vorrà etichettarti come uno che viene dal paese di un noto politico, digli semplicemente che di oro e marmo pubblico non ce n’è.
Avevo capito benissimo che parlavi a lettori lontani, sennò non scrivevo, mentre tu non ti rendi conto che tieni sempre Nusco in bocca…niente niente ti piace???
Riguardo i solchi incolmabili, non esistono…c’ho le prove!!!
Di certo non puoi tornare bambino, ma puoi contribuire -con serenità!!! mai sentita sta parola???- a conservare ciò che di buono c’è e creare ciò che ancora non c’è -locali notturni di un certo tipo esclusi-.
Lettrice…ho apprezzato il tuo commento e credo che hai anche capito al volo il post di Luigi, per questo ti ho tirata in ballo prima…e come hai detto tu… è importante osservare una questione sotto ogni punto di vista. Le persone tendono a vedere solo ciò che vogliono, è un limite. Quella su Orwell e la Costituzione non so se era rivolta a me o qualche altro ipotetico freno, ma se era rivolta a me:
vaffanculo! -come si mettono le faccine???-
Infine, insisto,
Si conosce solo ciò che si ama.
Bhe di questo cazzo di paese non ne parla più nessuno, è già un’eccezione il fatto che io ne abbia scritto a proposito e la cosa non è nemmeno stata gradita dai paesani. Ripeto : non ne parlerò più.
Se il vostro piacere alla fine è essere condannati all’oblio, al silenzio.
Rinunciare a dire ciò che si pensa è un pò come rinunciare alle proprie idee…Luigi,devi fregartene del gradimento dei paesani e continuare a dire la tua…sempre!!
E’ poi evidente che c’è qualcuno tra noi, caro Tyler, che non è in grado di dialogare civilmente e non credo di essere io.
Ho avuto il sospetto dall’inizio che avessi “la coda di paglia” e me ne hai dato conferma con il tuo “vaffanculo” poco elegante.
E’ ora che quelli che come te, cattolici-moralisti-bacchettoni (e non aggiungo altro) imparino ad essere più liberali, nessuno vi impone nulla, ma voi dovete fare altrettanto!!!per cui basta con queste patetiche crociate per “convertire” la gente alle vostre idee!!!
ed insisto anche io: ognuno è libero di pensare e di dire ciò che vuole ma purchè ciò avvenga nel rispetto delle opinioni e soprattutto della sensibilità altrui…rifletti tyler…ed impara a farlo.
Anche io non mi riconosco nel paese dipinto da Capone. Nel senso che i lati negativi che ha evidenziato sono quelli identificabili ovunque e non rendono il nostro paese peggio degli altri. L’unica cosa su cui riflettere è la quantità di astio che viene fuori verso tutto e tutti,anche dai post seguenti. Trovo il tutto condito da una retorica “fascista”. Il disprezzo verso la gente, verso le istituzioni, verso chi la pensa in modo diverso, l’atteggiarsi ad eroe, credere di essere depositari della verità e poter dire chi è condannato e chi si salva (solo Fumagallo, oltre Capone a quanto pare). Queste pose da eroe maledetto sono adolescenziali. Quindi non sarei intervenuto se non fossero pubblicate su un blog a cui può accedere chiunque e che rende un’ingiusta e perversa immagine del paese. Che non è granchè, d’accordo; ma neanche la sentina di tutti i mali del mondo.
Senti quel vaffanculo era ironico, non pensavo di parlare a una ragazzina, volevo solo giocare sulla questione sollevata da Luigi, una questione per entrambi molto seria, che affrontiamo in maniera diversa. Mi era piaciuto quello che avevi scritto e volevo continuare a parlarne e pensavo che il riferimento a Orwell e alla Costituzione era serio e scherzoso allo stesso tempo.
Riguardo la coda di paglia, sei fuori strada. Ti basti rileggere quello che ho già scritto, e se non capisci problemi tuoi.
Riguardo poi quelli come me…aggiungi pure.
Mi stupiscono sempre le persone che giudicano; mi stupiscono sempre le persone che giudicano gli altri perchè appartengono a un gruppo – tra l’altro io sono chi sono, non sono parte di nulla sorellina-, o perchè credono in qualcosa, o perchè hanno un diverso colore, o perchè sono di un diverso colore…ti fumi le canne e “sei di sinistra”, compri malboro e “sei di destra”, guardi raitre e “sei comunista”, guardi la7 e sei “radical-chic”, vacanza in Salento e sei “alternativo”, vacanza in Alto Adige e sei “borghese”, ascolti musica anni settanta e “sei antiquato”, ascolti musica attuale e “non capisci niente”, leggi Leopardi e “mamma che palle”, leggi Marcuse e “credi ancora alle favole”, la musica popolare è socialista, la new age e nichilista (?),dici “frena” a un amico e sei cattolico-moralista-bacchettone (e non aggiungo altro) che fa patetiche crociate per convertire la gente (e che cazzo????), ecc…..
Pure Berlusconi parla di libertà senza sapere cos’è. Non farti fregare. E non credere che se mi lascio un po’ andare nei commenti agli scritti di Luigi gli manco di rispetto o lo offendo. Gli dico ciò che penso, come lui mi dice ciò che pensa; questo è il vero rispetto.
Caro Antonio manchi di rispetto….a me!c’è modo e modo per esprimere le proprie opinioni ed i tuoi a volte,consentimi di ribadire, sono francamente da persona poco rispettosa visto che tra l’altro ti rivolgi a qualcuno che non conosci (nella fattispecie,la sottoscritta!). Io non sono nessuno per giudicare,non ti conosco e non mi permetto di offendere nessuno gratuitamente, ma non mi devono provocare altrimenti è chiaro che devo pur difendermi!
Sono una “ragazzina-sorellina” (per quanto ne sai potrei avere il doppio della tua età) fin troppo gentile ed educata e non voglio ribattere oltre, perchè non è questa la sede adatta per farlo.
Ricordiamoci, che siamo qui per il CONFRONTO non per lo SCONTRO.
E’ ora che quelli che come te, cattolici-moralisti-bacchettoni (e non aggiungo altro) imparino ad essere più liberali, nessuno vi impone nulla, ma voi dovete fare altrettanto!!!per cui basta con queste patetiche crociate per “convertire” la gente alle vostre idee!!!
Innanzitutto a me non interessa un cazzo di chi si rispecchia nel mio post e chi no. E se anche il post fosse adolescenziale qual’è il vostro problema? Proprio perchè siamo su internet quello che scrivo non è diretto solo ai nuscani. Scrivono tante di quelle minchiate nei giornali, e dicono tante di quelle cazzate nelle tribune politiche e nessuno dice un cazzo. Qui si scrive qualcosa di assolutamente disinteressato e senza doppi fini. Senza guadagnarci niente. Non so se mi spiego. E’ per questo che ritengo il mio post del tutto legittimo e inoffensivo. Chi si sente leso ha qualcosa che non va.
Comunque, Antò, finiamola di creare litigi inutili e personali su questo sito, perchè non c’entrano nulla. Cerchiamo di scrivere considerazioni e riflessioni. Non offese. Sono sgradevoli e controproducenti per il sito.
Infine, dimenticavo di precisare, che non scrivo trattati filosofici e antropologici su nusco, ma impressioni personali, d’altra parte largamente condivise. Avrei potuto nominare la storia dei vescovi, del castello, delle chiese e del centro storico, poi elogiare la “cultura” del popolo nuscano. Ma questo è compito di altri. A ognuno il suo.
Non credete che il mio disgusto (fascista?), che io ritengo anarchico, si fermi a Nusco. Ripeto che è solo un appunto per il lettore forestiero, per introdurlo nel luogo dove sono cresciuto.
Certamente a Nusco non c’è solo merda. Credo di no anch’io!
Ma se avessi gli occhi azzurri vedrei il mondo come un mare…ma dato che ce li ho marroni…
Con l’ultimo copia-incolla ho fatto una cazzata.
Scusa.
Chiedo scusa anche al blog.
Ok, ma visto che scrivi in pubblico del paese che é anche mio, permettimi il diritto di critica. Senza linciare chi non é d´accordo con te. E senza fare la vittima, please. La realtá dei piccoli paesi del sud é difficile, io apprezzo di piú quelli che scrivono in maniera costruttiva (come il post sull´acqua o quelli di Fumagallo). E´una mia opinione. Nel momento in cui ti esponi con le tue tirate (a mio parere moralistiche e, ribadisco, fascisteggianti, altro che anarchiche!) io, da lettore, ho diritto di intervenire sul blog ed esprimere la mia idea. E non potrete zittirmi.
Ma chi vuole zittirti!? Puoi scrivere tutto quello che vuoi, anzi, mi fa piacere che si creino polemiche, vuol dire che si smuove qualcosa.
Non c’è niente di fascista nel mio post nè faccio la vittima, le due cose tra l’altro sono opposte. Io invito semplicemente ad andare via dal paese.
E’ anarchia nello scrivere perchè non mi dò nessun freno, semplicemente per questo.
I miei non sono articoli scientifici sulle fonti energiche, o trattati di politica o cose del genere. Sono solo racconti, la categoria è “narrativa”.
Tutto quello che scrivo potrebbe essere anche inventato, ma la sostanza non cambia. Non c’è niente di didattico nelle mie intenzioni. Nemmeno lontanamente.
Voglio solo scrivere tutto quello che mi passa per la testa, e chi apprezza apprezza…
NON VOGLIO INSEGNARE NIENTE! Non parliamo di utilità in una cosa inutile!
Caro Luigi e cari amici,
mi intrometto nel post in modo forse scorretto (un post deve essere “guidato” dal postatore) per dire una sola cosa.
Gli scritti di Luigi sono, in modo non sibillino ma dichiarato, dei “racconti”, quindi letteratura, diciamo in questo caso “letteratura di viaggio”. E’ importante saperlo perchè il suo approccio alla realtà è di natura “artistica” indipendentemente dal merito di quel che scrive.
Cosa vuol dire questo, che non si può polemizzare? Ma no, certo che si può polemizzare, ma sapendo che il suo linguaggio non è politico giornalistico ma, appunto, artistico.
E’ una vecchia storia, che si ripropone sempre in letteratura, quella dei confini tra l’approccio artistico e quello politico-sociale, ed è una questione aperta su cui la discussione non terminerà certo adesso.
E’ ovvio che l’analisi socio-politica del paese richiede altri linguaggi ed altri schemi, ma qui non c’è l’inganno di chi finge di parlare di politica e poi “fugge” nella letteratura.
C’è una scelta dichiarata del “racconto” che è molto evidente dalla rubrica che Luigi tiene su Sonar.
Io, per esempio, ho un approccio dichiaratamente politico-giornalistico (anche quando mi inoltro nel “racconto”: vedi pezzo sulla Fontana Grande) nella mia rubrica sul Nuovo Municipio ospitata per sei mesi dagli amici di Sonar.
Altro esempio: a me piace il “cinismo” dei racconti di Luigi, ma mi piace appunto perché ne colgo l’aspetto letterario e quindi non mi dà fastidio.
Nella vita (e nella scrittura giornalistico-politica), ovviamente, il cinismo è aspetto del tutto riprovevole.
Queste puntualizzazioni, cari amici e caro Luigi, soltanto per dire che la discussione va molto bene, comunque.
Un abbraccio.
Michele Fumagallo
Ben detto, Michele. Che spasso leggere questo post di Edgar-Allan Capone. Mi piace il dibattito che si è creato, c’è passione nella nostra comunità! Sono piacevolmente sorpreso anche dalla qualità delle argomentazioni, in particolare di Tyler e Lettrice. Veri e propri post a loro volta! Alla fine Nusco è insignificante come uno scoglio in mezzo al mare. Ma su di esso i nostri pensieri battono continuamente, schiumano e si dissolvono. In un moto senza sosta. Te lo dice uno che di viaggi se ne intende, caro Luigi! Da questa Itaca maledetta e bellissima non ti staccherai mai, è la tua e la nostra nemesi…
Alfonso Del Giudice
Ringrazio Michele per aver colto perfettamente le intenzioni della mia rubrica, per averne colto l’intenzione meramente “artistica” se così si può dire, consapevolmente lontana dal linguaggio politico-giornalistico.
Sono concorde con Alfonso sul fatto che è comunque positivo avere uno scontro, un dibattito, sul paese. Devo anche dire che il paragone con Itaca ci sta tutto. Una terra pietrosa e sterile che alla fine, ti rendi conto che non ti ha mai donato niente, eccetto una cosa, quella dice Kavafis nella poesia “Itaca”.
“Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più”.
Ecco perchè invito ad andarsene, o almeno solo a staccare il cordone ombelicale e a mettersi in viaggio.
*quella che dice Kavafis
La solita solfa, caro Luigi, stanca e patetica con cui si parla male del paese e in fondo lo si ama come lo ami tu. Elementare psicologia!!! Il fatto è che tu non sei nè un rivoluzionario (perchè ci vogliono i coglioni a vivere da rivoluzionario) nè un sognatore, nè un contestatore. Sei un accidioso, che vive di inerzia e che forse ha il solo dono della scrittura che peraltro utilizza male. Io sono figlia di gente di campagna e a fatica studio a salerno. E mi ha rotto le palle la gente come te, espressione della borhesia medio-basso intelligente. tu ti permetti il lusso di bivaccare per il bivio a bere birra e a cercare un senso di questi luoghi. perdi tempo, questo fai, perchè la tua famiglia borghese ti allatta ancora come un cucciolo. io aiuto mia madre a lavorare la mattina e poi vado a studiare. fino a due anni fa a Fiorentino non c’era nemmeno la strada comunale con cui raggiungere le nostre case. Poi qualcuno si è ricordato di noi. Che cosa ne sai tu del paese? Dovrei essere io a bestemmiare gente come te, con la puzza sotto il naso, con lauti stipendi statali di mamma e papà, che rompe ancora le palle con questa lagna dei paesi morti. cosa hai mai fatto tu per migliorare questo paese? Suoni e pure male qualche chitarra, bevi birra e ti atteggi a filosofo. Sei tu e la gente come te il male di nusco e dei nostri posti. Ma a differenza tua io non ti ammazzerei.
Colui che non sa niente, non ama niente.
Colui che non fa niente, non capisce niente.
Colui che non capisce niente è spregevole.
Ma colui che capisce, ama, vede, osserva…
La maggiore conoscenza è congiunta indissolubilmente all’amore…
Chiunque creda che tutti i frutti
maturino contemporaneamente,
come le fragole,
non sa niente dell’uva.
Paracelso
Tu ci sei solo arrivata prima, hai già vinto la tua partita, sei anche forte e si sente; la sua partita è un’altra e non è ancora finita.
Se le condizioni di partenza erano diverse non significa che il punto d’arrivo non possa essere lo stesso.