di Michele Fumagallo
Leggo su di un quotidiano questa bella opinione del musicista Frank Zappa: “La mente umana è come un paracadute: funziona solo quando è aperta”. Ottima affermazione, utile per questo mio ultimo post di collaborazione da “ospite illustre” a Sonar.
Un post in cui mi voglio divertire un po’ a fare l’oracolo, sperando di essere scusato per la presunzione.
In un periodo di trapasso storico (questa è l’epoca che viviamo, secondo me), punto decisivo per chi vuol entrare nel futuro è un cervello spalancato, aperto a tutte le idee, che vuol dire aperto al massimo di democrazia possibile.
Spalancare il cervello significa quindi prepararsi alla liberazione da ogni forma di dipendenza, di conformismo, di democrazia minima e opportunista che prepara la strada alle degenerazioni dittatoriali o similari.
Un cervello aperto a ventaglio è anche la miglior risposta alla crisi generale, non solo economica, che ci perseguita.
Una medicina naturale, non c’è dubbio, punto di partenza per guardare il mondo con occhi nuovi.
Figlio del primo “comandamento” è sicuramente il secondo: quando si guarda il mondo con occhi nuovi, il primo ostacolo che appare davanti è l’ombra della morte che abita il vecchio mondo. E immediatamente si sente il bisogno di liberarsi delle vecchie cose, di fuggire dalla “casa dei morti”.
Chissà se saremo capaci di fare questo (ma, al contrario, saremo tutti “perduti”), di mescolare questi due principi fondamentali per affrontare in modo adeguato il futuro che sta davanti a noi.
Chissà se nella nostra beneamata Alta Irpinia, luogo dell’Italia e dell’Europa come non mi sono stancato di ripetere a mo’ di slogan e progetto politico per il futuro, non nasca un movimento sociale e politico (il sociale anteposto al politico non è casuale) che faccia di questi due principi uno slogan (sì, slogan) nuovo per ritessere una tela egualitaria da molto tempo smarrita. E del resto, qualcuno mi sa dire che cosa esiste di qualitativamente valido, oltre la lotta per l’uguaglianza?
Chissà, infine, se nella nostra depressa Alta Irpinia saremo capaci di liberarci davvero dalla prigione della (sotto) cultura clientelare.
Una cosa è certa: la coppia di principi del titolo di questo mio breve intervento è un vaccino formidabile per iniziare una strada davvero nuova.
P. S. :Adesso che sono finalmente finiti i miei diciotto interventi concordati, cioè i fatidici sei mesi dilatati a quasi il doppio per il funzionamento altalenante di Sonar, e in attesa di una considerazione “finale” tra me e i giovani della redazione che apparirà prossimamente sul sito oltre alle sei mie piccole interviste che completeranno il video sul nuovo municipio (con qualche correzione del primo video che appare a lato), la cosa da aggiungere è che, nonostante l’altalena di euforia e crisi del gruppo di Sonar, tipica della nostra epoca del resto, mi sono divertito.
Alcuni anni fa snobbavo i blog. Poi, già col sito della Comunità Provvisoria provai due anni fa un divertimento nello scrivere e nel dibattere con i lettori, che non avevo calcolato. Oggi, con Sonar, ho provato la stessa cosa.
Assicuro ai giovani della redazione, da cui mi divide quasi tutto a partire dalle cose importanti e radicali, che aver convinto uno come me (intendo un rompicoglioni come me) ad essere ospite, sia pure “illustre”, è un merito soprattutto loro.
Un motivo in più, forse, per continuare, o provare a continuare (non è bene andare avanti in atmosfera agonica), questa esperienza, naturalmente rilanciandola.
In copertina: Over the town di Marc Chagall

é difficile commentare con intelligenza o aggiungere commenti alla pienezza di un discorso. Aggiungo pero’che se’ il secondo comandamento nasce dal primo, credo che il primo sia figlio di due illustri genitori:” liberta’e democrazia”. E ancora, “liberiamoci dalle dipendenze” tutte le dipendenze,”usciamo dalla casa dei morti”.Usare slogan non è deleterio se hanno senso!
Caro Gianpiero,
il gioco dei due principi con cui ho concluso questa collaborazione al sito di Sonar è naturalmente figlio di quelle due parole: libertà e democrazia.
Che per me hanno un senso soltanto se sono politiche, cioè organizzazione della vita e dei desideri delle persone.
Senza la libertà, che per me significa essenzialmente autonomia a tutti i livelli del vivere sociale e politico, non si può vivere, e, in fondo, non ne vale neanche la pena.
Senza la democrazia, che per me significa essenzialmente desiderio di uguaglianza, la vita sarebbe una cosa ben triste e, persino, senza senso alcuno.
L’Europa non ha futuro se non torna a queste due parole, del resto già pronunciate con successo in una rivoluzione memorabile di fine settecento in quel di Francia.
L’Italia non ha futuro (che tristezza assistere a scontri e dibattiti politici finti in questo periodo!) senza la riscoperta di queste due parole importanti, “slogan” decisivi di momenti fondamentali della sua storia.
L’Alta Irpinia non ha futuro senza riscoprire, forse per la prima volta in termini salutarmente radicali, il valore autentico di queste due parole: libertà (cioè desiderio di autonomia) e democrazia (cioè desiderio di uguaglianza).
Un abbraccio e continuiamo la discussione
Michele Fumagallo
La politica in nome dell’organizzazione della vita e dei desideri delle persone, ha fatto scempio di valori. Man mano hanno acquisito valori e interessi sempre piu’ individuali, hanno organizzato il paese facendo riferimento sempre piu’ a se stessi e ai loro bisogni. Credo sia normale, partire da se stessi per avere una visione generale. E’ dalle proprie esperienze che si forma il modo di pensare e di vedere gli altri. Il problema allora, sono le proprie esperienze!Chi si affaccia in questo momento alla vita è legittimamente portato a non fidarsi di parole come “organizzazione della vita e dei desideri delle persone”. Per aver fiducia, bisogna approfondire e informarsi per sapere che ci puo’ essere e,c’è stato, qualcosa di diverso da questi “CAIMANI” prestati alla politica. Prima di tutto bisogna informare per restaurare la fiducia. Mai come ora è una “QUESTIONE MORALE”.
Caro Gianpiero,
hai fatto sinteticamente un’analisi condivisibile e vera, con alcune cose che mi lasciano perplesso.
Cerco di spiegarmi meglio.
D’accordo sull’informare per ripristinare la fiducia (io aggiungo: informare per portare il buono del passato dentro il futuro).
D’accordo sui “caimani” che hanno pensato a se stessi e agli interessi propri e delle persone che formano la loro “classe”: è la storia del nostro paese (intendo l’Italia) e la causa prima della sua attuale decadenza.
D’accordo anche sul partire da se stessi per avere una visione generale: è la strada maestra di ogni forma di liberazione personale (e sociale: vanno insieme) autentica.
L’unica cosa che mi lascia perplesso è la paura di usare le parole giuste: “organizzazione della vita e dei desideri delle persone” è una frase valida come tante altre simili.
Bisogna stare attenti a non cadere nella trappola dell’idealismo nevrotico che si impaurisce di fronte a stili di vita e uso del potere opposto ai propositi proclamati.
Bisogna stare attenti perchè la vita sarà sempre così: ci saranno sempre persone che predicano e praticano cose giuste così come ci saranno sempre persone che predicano e non praticano cose giuste.
Il mondo è pieno di falsi e veri profeti, così come di sincere e ipocrite persone.
Noi possiamo soltanto lottare per essere coerenti e nello stesso tempo lottare per smascherare l’ipocrisia.
Ma dobbiamo liberarci dall’ansia e dal desiderio di sicurezza, inesistenti nel mondo.
I fiori e la merda staranno sempre insieme: tocca a noi discernere e fare la scelta giusta.
Una volta si diceva: bisogna costruire nel fango.
E’ vero, assolutamente.
Ma noi dobbiamo aggiungere, a scanso di equivoci: guai a chi ci sguazza dentro.
Potremmo riscrivere la stessa frase così: bisogna costruire nel fango stando bene attenti, non soltanto a non cadere nelle sue sabbie mobili ma neanche a farsi schizzare.
Questo è il gioco terribile, ma enormemente affascinante, della vita.
Il tuo commento è puntuale e condivisibile, ma mi sembra contenga alcuni pericoli che ti ho elencato.
Sarò andato fuori strada?
Fammelo sapere.
Un abbraccio
Michele Fumagallo
Caro Michele:
Siamo perfettamente in sintonia.Ci tengo a precisare che il mio vuole essre un proposito dinamico, non statico. Bisogna sempre fare una scelta e lottare per cio’ che si ritiene giusto, ne sono assolutamente convinto. Ti spiego pero’ il mio problema:Vivendo come sai in un piccolo(ed amato)paese come Nusco cosi’ come vivendo in una citta’ come perugia, sento sempre ripetere la stessa frase, “tanto sono tutti uguali”. in modo molto generico questa frase riassume il primato della politica rispetto al popolo.Nonostante tutto, ed essendo testardo, ho scelto di andare oltre e di non fermarmi solo nell’egoismo della mia vita ma di raccogliere gli appelli che venivano anche da altre persone.Ultimamente mi sono ritrovato nelle piazze, tutti eravamo li’ per uno scopo comune, insomma volevamo tutti la stessa cosa, nonostante cio’, a mio parere, quelle piazze non erano unite. Tanti colori, tante bandiere, ma tutte diverse tra loro. Io ero uno di quei colori, avevo fatto una scelta, ma mi chiedevo, chi di noi ha ragione? quale è il colore giusto?. Insomma, questo per dire che forse non è la paura a fregarci, ma forse il dubbio! non è facile uscire puliti da questo fango.
Caro Gianpiero,
E’ da tempo, alcuni dicono da sempre, che la politica ufficiale (sottolineo:ufficiale) si arroga un primato rispetto al popolo.
Non ci sarebbe nulla di male se la politica fosse quella grande cosa inventata dagli uomini per la risoluzione dei loro problemi.
Per me davvero la più grande invenzione.
Soltanto che spesso (alcuni dicono sempre) la politica ufficiale degenera in organizzazione di ceti e oligarchie che non agiscono “insieme al popolo” ma invece “in nome del popolo”. Naturalmente fregandolo.
Il popolo dovrebbe difendersi e organizzarsi autonomamente quando accadono questi “scippi”. Mettendo in pratica la prima e indispensabile cosa: togliere la patente ai politici ufficiali e riportarla nel suo seno.
Come vedi penso che viviamo in un’epoca in cui la politica (prima e grandissima invenzione umana: ripeto, fino alla noia) va rifondata.
Per quanto riguarda le piazze e i molti colori, questa è una ricchezza: l’unità degli interessi non può passare sopra alle molteplici culture e sensibilità diverse.
Il punto è proprio come gestire le diversità, farle sviluppare, e democraticamente confliggere.
Sul colore giusto ognuno sceglie quello che più gli piace. E’ la vita e la storia a dire chi “ha ragione”.
Però mi preme aggiungere che io eviterei una domanda del genere (chi ha ragione?), perchè contiene una dose di ansia nevrotica e richiesta di sicurezza (grazie a dio in natura non esiste la sicurezza)deleteria per lo sviluppo di una democrazia matura (e di una persona matura).
Il dubbio è di tutti noi e può essere utile se non degenera in opportunismo e impotenza. In questo caso il dubbio ci frega, eccome.
Per concludere, caro Gianpiero, la vita, che è anche fango, è una lotta continua. Non ci sono sicurezze, ma una libertà da conquistare e coltivare perchè nulla esiste e si conserva “per sempre”.
La metafora del fango in cui lavorare con l’abilità di non sporcarsi è per me un inno alla maturità della vita, cioè a una libertà matura.
Un abbraccio
Michele Fumagallo
Grazie Michele:
Per queste lezioni che mi hai offerto in questo nostro scambio di pensieri. Sono convinto che la politica debba fare proprio quello che noi ingenuamente abbiamo fatto, dialogare,spiegare e far partecipare. Le soluzioni piu’ semplici si celano dietro gradi enigmi. Partecipazione e condivisione alimentano trasparenza e fiducia!Questo gia’ ci farebbe vivere molto meglio.
Ti saluto ringraziandoti ancora per la ricchezza delle esperienze che metti a disposizione.
A presto
Gianpiero
Il dubbio è di tutti noi e puo’ essere utile se non degenera in opportunismo e impotenza.In questo caso il dubbio ci frega.
Caro Gianpiero,
grazie a te, e, naturalmente, niente lezioni, solo scambio tra uguali.
Un abbraccio
Michele Fumagallo
p.s.: anch’io ti cito: “Partecipazione e condivisione alimentano trasparenza e fiducia! Questo già ci farebbe vivere molto meglio”.
Credo che la massima sia di Einstein.