di Mariangela Imbrenda
«S’è rotto il filo, siamo rotti noi. (Pausa).
Tra poco si rompe tutto. (Pausa).
Non ci sarà più voce. (Pausa).»
Oh,quante volte quest’estratto da una battuta di Finale di partita di Samuel Beckett è stato illustrato, in chiave metaforica,come riferimento,in generale,alla sempre più prossima possibilità di un decadimento definitivo ed insanabile del teatro,il quale,bandito dall’elenco delle urgenze delle divinità,da tempo, non vede sbucare in extremis qualche nume ex-machina !
È di pochi giorni fa tuttavia una notizia confortante ( almeno in teoria) nell’alveo dei buoni propositi artistici per il neonato anno 2012:la costituzione del Centro Nazionale Drammaturgia Italiana Contemporanea avvenuta,ufficialmente, il 16 gennaio presso il Teatro Quirinetta in Roma in seguito alla rottura -reale- con la ancora istituenda Fondazione del Teatro Valle Occupato che fatica a redigere,dal mese di giugno,il proprio statuto.
Tra gli obiettivi inseriti nel comunicato stampa si legge:« 120 autori annunciano la costituzione di una rete federale nazionale per OCCUPARE un vuoto istituzionale che priva il Paese di una cultura teatrale nazionale, per COSTRUIRE assieme a tutti gli autori italiani la futura rappresentanza pubblica ,per RIAFFERMARE a teatro la necessità della scrittura nella narrazione del presente ».
Le polemiche,le proposte (le rotture appunto)sarebbero sufficienti per farne un corposo dramma,ma questa volta,in attesa che le posizioni si chiariscano (o si complichino !),nutrendo sincera fiducia in alcuni nomi di drammaturghi contemporanei coinvolti,preferisco tacere e guardare oltre addentrandomi nell’oscurità delle sale cinematografiche.
Selve dantesche,naturalmente, giacché,almeno in Italia,non hanno avuto modo di festeggiare in maniera adeguata con i classici ed immancabili cinepanettoni ed i lauti guadagni da essi apportati.
Gli incassi di Vacanze di Natale a Cortina o Finalmente la felicità,sia ben chiaro,uniche proposte filmiche italiane di fine dicembre (del tutto trascurabile infatti la pellicola incentrata sulle piaghe della pedofilia e della prostituzione maschile del regista Giuseppe Lazzari dall’insulso titolo Sentirsi dire quello che i genitori non vorrebbero mai)sono state tradite,senza troppi rimpianti, per le avventure dell’affascinate Sherlock Holmes alle prese con un Gioco d’ombre .
Alcuni critici si sono,letteralmente, rifiutati di recensire l’ultima “fatica” di Leonardo Pieraccioni,ad esempio, Alberto Crespi ,conduttore della trasmissione radiofonica Hollywood Party dalle colonne on-line dell’Unità ha proferito la seguente motivazione:«Uno fa un film targato Medusa con dentro Amici di Maria De Filippi e pretende la recensione? No:con tutta la stima professionale per i talenti coinvolti (Giovanni Veronesi alla sceneggiatura, Rocco Papaleo come spalla), stavolta non si può. Ci spiace, Leonardo: alla prossima.»
Eppure il caro buon vecchio cinepanettone rappresentava una tradizione irrinunciabile tanto che alcuni tentativi estivi incarnati dai cineombrelloni o cinecocomeri,dovevano rassegnarsi,senza scampo,ai successi,esclusivamente, natalizi.
In particolar modo per gli uomini era ghiotta l’ opportunità,a fine anno,di bearsi di donzelle scarsamente vestite,ma collocate in un contesto non disdicevole:salvando capra e cavoli ( ossia mogli immotivate dal porsi sul piede di guerra ed occhi sempre vogliosi della loro parte di visione…)si evadeva comodamente seduti in poltrona immaginando chissà quali meraviglie erotiche.
Cosa è accaduto agli Italiani?
Si sono rifiutati di esser costretti a riflettersi nei protagonisti squattrinati,rudi e cinici alle prese con crisi coniugali ed economiche del film di Neri Parenti?
(Pieraccioni con la trovata del suo “film”è,a mio giudizio privo di qualsiasi possibilità di commento,quindi mi astengo dall’inserirlo nella discussione)
La risposta,credo, giunga dalla verifica dei centimetri di pelle femminile scoperta tra le nevi bellunesi:pur non avendo visto il film,ho avuto modo di seguire dibattiti ed interviste promozionali inneggianti ad una sorta di pudicizia di tutti i personaggi,in virtù di una specie di ravvedimento ( plausibile una matrice cattolica) volto a promuovere una santa e benedetta austerità di portafogli e lingerie.
«Insomma, questa edizione non è pecoreccia e sporcacciona come le ultime, ma ha una sua dignità, a dimostrazione che se ci si mette d’impegno anche il cinepanettone può essere gradevole. » ha scritto il critico Dario Zonta,ma è proprio l’improvviso cambio di gusti certificati dai botteghini a dover far riflettere e gridare “Eureka”.
La chiave di lettura più vera ed amara,adatta ad una nazione culturalmente ed eticamente allo sfascio risiede nel domandarsi dove sia finito il popolo che amava la volgarità,l’evasione fiscale e le curve siliconate esposte come mercanzie.
Gli Italiani,fuori di casa di sinistra,dentro,davanti al televisore,al computer,di destra e solidali con le scelte dell’ex Presidente del Consiglio si sono specializzati nel soddisfare le proprie esigenze “ottiche” ricorrendo ad un settore in continua espansione come la pornografia on-line declinata in film,chat erotiche,video amatoriali e scambi vari di foto ed altri contenuti.
Fortunatamente per il resto d’Italia che preferisce alla noia del sesso meccanico neanche spiato,ma fagocitato patologicamente,l’intelligenza di ottime pellicole,il mese di gennaio sta regalando,per citarne alcune, autentici gioielli,purtroppo soltanto internazionali come Shame (Vergogna) di Steve McQueen con la commuovente interpretazione di Michael Fassbender, o Tinker Tailor Soldier Spy (La Talpa) di Tomas Alfredson con l’elegante intelligenza di Gary Oldman e Colin Firth .
Chez nous,invece pare interessino ancora,benché da tempo siano terminate le vacanze natalizie,i viaggi d’evasione in Grecia di un gruppo di liceali che,stando l’anagrafe, sono ormai adulti,ma in fondo nella vita, resteranno,eternamente, Immaturi…
In copertina: Giudizio_Universale_Michelangelo
